Appunti di Scouting

http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/cesena/cronaca/2009/09/25/236491-aveva_casa_arsenale_illegale.shtml

Il ragazzo, un 19enne impegnato in parrocchia, aveva in parte costruito con le sue mani diverso materiale sequestrato dai carabinieri tra munizioni e pistole. E’ finito in carcere con le accuse di detenzione e produzione di armi clandestine

Cesena, 25 settembre 2009 – La passione per la caccia e per le armi è costata l’arresto a F.L., un ragazzo di 19 anni di Montiano di Cesena che in casa aveva un vero e proprio arsenale senza avere il porto d’armi (anche se aveva avviato le pratiche per ottenerlo) e senza nessuna autorizzazione.

Il ragazzo, diplomato perito agrario, impegnato nella parrocchia, nel gruppo scout e segretario del Circolo della Libera Caccia di Montiano, secondo gli investigatori non si rendeva conto del pericolo che aveva in casa: armi in buona parte create personalmente e artigianalmente dimostrando ingegno e conoscenze approfondite, ma anche pezzi acquistati in qualche mercatino, da rigattieri o trovati personalmente. Tanto materiale collezionato da almeno quattro anni, ritenuto molto pericoloso.

Per questo i carabinieri di Cesena, insieme a quelli di Gambettola, lo hanno arrestato con le pesanti accuse di detenzione e produzione di armi clandestine, detenzione di esplosivi e munizioni riferiti ad armi comuni da sparo. I militari hanno inoltre sequestrato nella sua abitazione (in numerosi armadietti chiusi a chiave e sistemati nel sottoscala) cinque scatoloni di materiale, con sette chili e 650 grammi di polvere da sparo, 3600 munizioni (anche chi ha il porto d’armi può tenere al massimo 1000 munizioni e cinque kg di polvere da sparo) prodotte artigianalmente e con una certe perizia, tre pistole calibro 6-8-10, vere e proprie parti di armi da guerra, cannucce di ricambio per modificare il calibro delle armi per poter poi sparare proiettili piu’ grandi, l’attrezzatura per confezionare cartucce.

Dalle indagini, coordinate da Alessandro Mancini, si sta cercando di capire se il ragazzo potesse essere un punto di riferimento per il rifornimento di cartucce da parte dei cacciatori della zona. Ai militari, stupito, il ragazzo ha detto di aver fatto tutto da solo per passione, e che non sapeva che potesse essere così grave.

Ora F.L. è in carcere a Forlì in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

http://www.toscanaoggi.it/notizia_3.php?IDNotizia=11834&IDCategoria=1

Campanile rock, atto terzo. Dopo le due edizioni del 2006 e del 2008, si è rimessa in moto la macchina che porterà, nei primi mesi del 2010, alla nuova puntata del concorso che riunisce gruppi musicali giovanili che vengono dalle parrocchie, dagli oratori, dai centri giovanili, dalle associazioni.
La novità di quest’anno è il coinvolgimento, tra gli organizzatori, dell’Agesci toscana: i gruppi scout saranno coinvolti nella manifestazione fin dalla fase organizzativa. Un «matrimonio» naturale tra un concorso nato per dare spazio e voce ai giovani e una realtà associativa di ispirazione cristiana che da sempre lavora con i giovani e per i giovani.

L’associazione degli scout si affianca così ai «soci fondatori» della manifestazione: insieme a Toscana Oggi, anche Radio Toscana (che offre spazi per far ascoltare e conoscere i vari gruppi, oltre a occuparsi della conduzione delle varie serate tramite i suoi speaker) e il consiglio regionale della Fratres. L’associazione infatti è impegnata a diffondere e promuovere la donazione di sangue e ha trovato, in Campanile Rock, un modo per far giungere il proprio messaggio ai giovani. Quest’anno poi è previsto anche un sostegno da parte di «Toscana Impegno Comune», la sigla che raccoglie numerose associazioni cattoliche allo scopo di favorire le iniziative di valore sociale.

Il meccanismo del concorso non cambia: sono invitati tutti i gruppi, indipendentemente dal genere musicale, e sono ammesse sia cover di canzoni famose che brani originali. La storia del concorso dimostra che dalle parrocchie e dalle realtà del mondo cattolico vengono fuori le cose più diverse, dal rock vero e proprio a generi più «tranquilli», dai brani di ispirazione religiosa alle canzoni d’amore. Ciò che unisce tutti i gruppi è la voglia di suonare e di trovare nella musica un modo di esprimersi, un’occasione per divertirsi insieme, uno strumento per crescere nell’amicizia.

L’intervista a Jovanotti

DI GIACOMO COCCHI
Ragazzi divertitevi e siate gioiosi», parola di Jovanotti. Sempre sorridente, scanzonato ma estremamente serio quando si parla del ruolo educativo e sociale della musica, Lorenzo Cherubini fa un grande in bocca al lupo a tutti i partecipanti alla terza edizione di Campanile Rock.

Abbiamo incontrato il cantautore nella «sua» Cortona, eletta negli ultimi anni come «base» per ideare e lanciare i suoi molteplici progetti musicali. Ultimo in ordine di tempo «La parrucca di Mozart», lo spettacolo, ispirato all’omonimo libro edito da Einaudi scritto da Jovanotti, messo in scena al teatro Signorelli di Cortona il 6 settembre scorso. Ma soprattutto, eseguito da 70 bambini tra i 9 e i 16 anni, tra i quali anche Teresa Cherubini figlia undicenne del cantautore, che si sono cimentati con strumenti classici da orchestra. Lorenzo, come tutti qui chiamano Jovanotti, ha seguito passo passo, da musicista, fratello maggiore e anche babbo, tutti questi bambini e ragazzi nella preparazione dell’evento, durata dieci giorni, nei quali i piccoli musicisti hanno vissuto insieme e condiviso la creazione del concerto. «A 43 anni – spiega Jovanotti – voglio poter comunicare ai bambini un po’ della magia, dell’ebbrezza di essere musicisti, di coltivare un sogno che potrà un giorno diventare realtà. Vorrei anche far loro capire che il successo non è il fine».

Allora la prima domanda è d’obbligo: secondo te la musica può essere educativa?

«La musica è la cosa più educativa che c’è, certo che può essere educativa! Dipende anche cosa intendi dire con questa parola. Se mi chiedi se la musica possa insegnare a stare composti al banco, a vestirsi per bene o a imparare l’italiano, questo non lo so. La musica può servire a scoprire chi si è, a instaurare un rapporto profondo con se stessi, a mettersi in relazione con gli altri. In questo senso è educativa».

Pensi che i ragazzi di oggi abbiamo gli spazi adatti per esprimersi?

«Gli spazi non ci sono, i ragazzi però hanno tutte le capacità per trovarseli e lo devono fare. Chi vuole fare rock ha sempre modo per farlo, basta volerlo. Se uno è convinto può suonare anche in un angolo di strada. Quando c’è la voglia di fare una cosa come il rock’n’roll, lo spazio si trova».

Hai detto di aver insegnato ai ragazzi che il fine non deve essere il successo a tutti i costi.

«È vero, però è altrettanto vero che il successo può arrivare. Ad esempio i miei amici Negramaro suonavano in cantina e ora vendono centinaia di migliaia di dischi, erano una band underground che ce l’ha fatta ad uscire».

Che suggerimento daresti alle band che vogliono sfondare?

«Cercare di fare le cose meglio che si può, non pensare al successo ad ogni costo, ma a godersi la vita e fare qualcosa che si ama. Sfondare poi viene da sé. Se la propria mira è quella di “farcela” allora non sfonderai mai. Per prima cosa si deve fare quello che piace, “spaccare tutto”, essere felici. L’unica cosa che conta è essere contenti, gioiosi».

Sapevi che all’ombra del campanile, nelle parrocchie, nei gruppi scout fioriscono un sacco di rock band?

«E perché no? È il minimo, sono buoni centri di aggregazione e non ci vedo niente di strano. Anzi!».

Lanceresti un augurio a tutti i partecipanti a Campanile Rock?

«Divertitevi e siate gioiosi. Quando fate musica state bene insieme, trovate la giusta armonia e cercate di partire ispirandovi a qualcuno e poi vedrete che riuscirete a trovare anche il vostro linguaggio».

Il Regolamento
Il settimanale Toscanaoggi promuove, in collaborazione con il Consiglio Regionale dei donatori di sangue Fratres, con Agesci Toscana e con Radio Toscana, la terza edizione del festival “CampanileRock”, concorso per gruppi musicali nati al’interno di parrocchie o associazioni cattoliche. Al concorso possono partecipare tutte le band non sottoposte a contratto con case discografiche. Sono ammessi tutti i generi musicali.

Le preselezioni per la partecipazione al concorso saranno effettuate sulla base del materiale inviato per l’iscrizione a cura di una commissione composta da musicisti, giornalisti, critici musicali e rappresentanti dell’organizzazione promotrice. Nelle selezioni saranno privilegiati i gruppi che presentano repertorio originale.

Per partecipare alle preselezioni è necessario inviare (per posta ordinaria o per e-mail):
– Demo con almeno due brani (Cd, musicassetta, .mp3, .wma) e relativi testi dattiloscritti
– Curriculum del gruppo
– Lettera di presentazione firmata dal parroco o dal capo Scout di riferimento che attesta l’effetivo legame del gruppo musicale con una parrocchia, un gruppo Scout o simili
– Un recapito cui inviare le comunicazioni (indirizzo, numero di telefono, e-mail)
– Scheda tecnica dettagliata e disposizione sul palco
– Eventuale rassegna stampa
Il materiale non verrà restituito.

I gruppi che supereranno le preselezioni avranno la possibilità di iscriversi al concorso, pagando una quota di iscrizione di 30 euro (comprensiva di un abbonamento semestrale al settimanale Toscanaoggi). In base al numero e alla provenienza dei gruppi partecipanti, sarà deciso il calendario delle serate eliminatorie, che si svolgeranno in diverse città della Toscana tra febbraio e giugno 2010. I gruppi dovranno esibirsi dal vivo; nel corso delle varie serate eliminatorie, una giuria composta da musicisti, giornalisti, critici musicali e rappresentanti degli enti promotori sceglierà i sei gruppi che parteciperanno alla serata finale. Durante le serate sarà anche raccolto il voto del pubblico, che non avrà comunque valore ai fini del concorso.

Tutti i risultati delle serate saranno pubblicati con foto e breve descrizione dei gruppi sul settimanale Toscanaoggi e sul sito internet http://www.toscanaoggi.it. I migliori gruppi saranno invitati a intervenire nelle trasmissioni di Radio Toscana.

La giuria di esperti segnalerà il vincitore assoluto, la migliore canzone, il miglior testo, la migliore esecuzione live.

Il materiale di cui all’art. 2 del presente regolamento va inviato a partire dal 1° ottobre 2009 e non oltre il 6 gennaio 2010 all’indirizzo: CampanileRock c/o Toscanaoggi – Via dei Pucci, 2 – 50122 Firenze oppure per e-mail all’indirizzo campanilerock@toscanaoggi.it

La commissione organizzatrice si riserva di fissare le date e le sedi delle serate eliminatorie e della finale in base alle esigenze organizzative, dando tempestiva comunicazione ai partecipanti al concorso. Si riserva inoltre il diritto di poter utilizzare il materiale ricevuto e le registrazioni per scopi e fini inerenti lo spirito della manifestazione. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutte le norme del presente regolamento.

Per informazioni: tel. 055/277661
e-mail: campanilerock@toscanaoggi.it

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/eliminato-baglioni-dalla-santa-hit-parade/2110030/8

di Tommaso Cerno
Via le chitarre, banditi gesti e autori profani. Il cardinale Cafarra mette all’indice un elenco di brani. E la Cei vara il canzoniere benedetto

Prima il crocifisso che torna al centro dell’altare papale, poi il prete che può voltare le spalle ai fedeli, secondo il rito di San Pio V, e adesso l’Indice dei canti proibiti a messa. Il restyling della liturgia, caro a Benedetto XVI, passa al setaccio anche gli spartiti musicali. Le chitarre resteranno chiuse nelle custodie, saranno vietati i canzonieri scout e i tamburi verranno banditi dai templi. Nell’era di YouTube, la Chiesa rispolvera il canto gregoriano e lancia un nuovo anatema: niente accordi facili da gita in tenda, niente battimani, sotto le volte affrescate delle basiliche risuoneranno le polifonie degli organi rinascimentali e le partiture sacre. A Bologna, il cardinale Carlo Caffarra si è mosso in anticipo, depennando di proprio pugno i canti indigesti. “Mai più”, ha vergato al fianco di brani scout diventati ormai dei classici, come ‘Alleluja la nostra festa’, che si intona gesticolando, oppure ‘Osanna eh’, che contiene però un errore teologico e, in un verso, confonde il Padre con il Figlio. “Basta canzoni sciatte”, tuona il porporato nel libro intervista di Alessandra Borghese. Ma la controriforma musicale non si fermerà sotto la Madonna di San Luca. La Conferenza episcopale sta per trasmettere le nuove regole a tutti i parroci italiani. Si chiama ‘Repertorio nazionale per i canti della liturgia’, è già stato compilato, e la pubblicazione è attesa entro settembre.

Non la si può certo definire una hit parade sacra, ma l’effetto sarà lo stesso. Da San Gennaro a Sant’Ambrogio, spariranno i Gen Rosso e le melodie orecchiabili come ‘Dolce sentire’, interpretata da Claudio Baglioni, per privilegiare i testi ispirati ai salmi, dal ‘Kyrie eleison’ di Berthier, al ‘Gloria’ di Lécot, passando per messale romano e tradizione italiana. Nessuna censura, ripetono alla Consulta per la liturgia, semmai il problema è opposto. E cioè che quelle canzonette non avrebbero dovuto mai varcare i santi portoni: “Si vuole riprendere la prima proposta fatta nel 1979, pur consapevoli che questa selezione non è in grado di venire incontro a tutte le esigenze locali”, spiegano alla Cei. Ogni eventuale integrazione, per essere ammessa, dovrà tenere conto “della verità dei contenuti in rapporto alla fede vissuta nella chiesa” e, per gli accompagnamenti, della qualità della composizione. “È un richiamo al valore della liturgia, a messa si canta la fede, non solo parole e sentimenti”, avverte don Manlio Sodi, presidente della Pontificia accademia di teologia di Roma. Come a dire che nemmeno in Parlamento si entra senza cravatta, e che preservare il rispetto di un luogo religioso non va considerata una censura.

Questa è la teoria, poi c’è la pratica fatta di canzonieri e lupetti dell’Agesci, che celebrano la messa nel bosco e strimpellano davanti al fuoco. La chitarra è il simbolo di quel modo di pregare, “visto che non si può scalare una montagna con l’organo in spalla”, ripete chi ha intonato i canti religiosi e ne ha pure composti alcuni di celebri. La capo scout Lucia Spaccia è l’autrice, assieme a Laura Fiori, dell’Alleluja gestuale che sarà escluso dal repertorio. Nelle sue raccolte si trova un po’ di tutto, dall”Ave Maria’ fino a Beatles e De Andrè, perché negli anni c’è stata una contaminazione con i canti delle parrocchie: “Esiste una tradizione trentennale di strumenti diversi dall’organo nei canti liturgici, non va dispersa”, dice Lucia. Per il resto gli scout sono d’accordo che non tutto possa essere suonato in chiesa. Già oggi, ripetono i gruppi da Milano a Roma, si distingue fra messa dei ragazzi e cerimonia solenne. “L’organo è affascinante, ma pretende una conoscenza che può diventare un limite fuori dalle cattedrali, dove Gesù comunque ascolta”.
(17 settembre 2009)

http://www.philweb.it/nell_anno_del_centenario_scautismo_batte_scoutismo_26_a_16-st1024.html

Una delle tematiche più seguite dai filatelisti di tutto il mondo è sicuramente quella legata allo Scautismo. Quest’anno il Movimento scout ha celebrato il proprio centenario facendo le cose in grande. Tutte le amministrazioni postali del Vecchio Continente hanno difatti emesso uno o più francobolli sul tema. Anche l’Italia ha partecipato alle celebrazioni, con una serie di due francobolli ed un foglietto. Ma ancor più numerosi sono stati gli annulli speciali, che nel nostro Paese hanno toccato quota cinquanta. Sui bolli compaiono indifferentemente il termine “scautismo” e quello sicuramente più anglofilo di “scoutismo”. Ma quale di essi è quello esatto?
di Nicola Burdiat

Fig. 1

Tra le emissioni più significative di questo 2007 ormai agli sgoccioli c’è sicuramente quella dedicata al Centenario dello Scautismo, inserita nel tradizionale giro “Europa” che vede coinvolte le amministrazioni postali del Vecchio Continente aderente a PostEurop.

Un evento, il centenario del Movimento scout, che ha coinvolto anche nel nostro Paese centinaia di migliaia di persone, tra giovani e meno giovani, e che ha avuto inevitabili ripercussioni anche sotto il profilo marcofilo.

Ben 50, difatti, sono stati i servizi postali temporanei attivati nel corso dell’anno appena trascorso per manifestazioni ed eventi legati al mondo degli scout. Ad aprire le danze, il 25 febbraio, l’annullo utilizzato a Mazara del Vallo su richiesta della Zona AGESCI “Lilibeo”. Nel bollo, che mostra l’inconfondibile saluto scout con le tre dita della mano destra alzate, è inserito il motto del Centenario: “Un Mondo Una Promessa”. Chiude la lunga serie, invece, il timbro utilizzato a Roma lo scorso 15 dicembre, in occasione della consueta mostra filatelica natalizia di Via Giulia, quest’anno dedicata proprio al Movimento scout.

Un numero elevato di annulli, dunque, che ha permesso ai richiedenti di dare sfogo alla propria fantasia nella scelta delle immagini da inserire nei bozzetti. Pochi, difatti, i bolli che raffigurano il semplice logo del Centenario (uno stuolo di colombe in volo). Pochi anche, fortunatamente, quelli che riproducono pedissequamente l’immagine dell’annullo “giorno di emissione” utilizzato il 23 aprile a Roma, Genova e Bagni di Lucca, raffigurante particolari di entrambi i francobolli emessi in tale data. Una ripetizione francamente evitabile.

Si tratta in generale di annulli dalla grafica piacevole, alcuni dei quali dei piccoli capolavori (grazie anche alle abili mani dei grafici di Poste, cui spetta il compito di realizzare i timbri prendendo spunto dai singoli bozzetti sottoposti dai richiedenti), ma non mancano tuttavia bolli al limite della banalità e privi di qualsiasi senso estetico. Ridicolo, ad esempio, l’annullo adoperato a Viareggio il 22 settembre, nel quale il logo dell’AGESCI appare addirittura mutilato. L’emblema, che già di per sé non ha alcun legame diretto con le celebrazioni del Centenario, è stato inspiegabilmente privato del cordone e dell’acronimo associativo, parti integranti del logo stesso.

Ma ciò che più salta all’occhio passando in rassegna i bolli è l’uso indifferente dei termini “scautismo” e “scoutismo”, che si alternano nelle leggende in maniera irregolare e senza alcuna logica apparente. Su 50 annulli adoperati (che in realtà sarebbero 54, considerato che in tre occasioni il servizio temporaneo è stato attivo per più di una giornata) ben 26 riportano il termine “scautismo”, a fronte di 16 casi in cui i richiedenti hanno preferito il più anglofilo “scoutismo”.

Vi sono, poi, 8 annulli che, pur riferendosi alle celebrazioni del Centenario o ad altre manifestazioni riconducibili al Movimento fondato cent’anni or sono da Robert Baden-Powell, non fanno menzione né dell’uno né dell’altro termine, bensì riportano espressioni più generiche come “Movimento scout”, “Incontro mondiale scout” o “Scout 100 anni”.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: quali dei due termini è quello esatto?

Sicuramente per la lingua italiana sarebbe più corretto e logico usare la parola scautismo, coniata per la prima volta nell’ormai lontano 1916, cioè ad appena nove anni dalla nascita del Movimento, ma anche il termine scoutismo è tollerato, e può essere usato senza timore di incorrere in errore.

Per dovere di cronaca, tuttavia, bisogna anche aggiungere che sia l’AGESCI che il CNGEI (le due associazioni scout italiane riconosciute a livello internazionale) nei propri atti ufficiali parlano sempre di Scautismo. Scautismo con la “a” è pure il nome della rivista interna del Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani.

Entrambe le associazioni costituiscono, poi, la FIS, ossia la “Federazione Italiana dello Scautismo”, che ha il compito di rappresentare ufficialmente il nostro Paese nel WOSM, l’Organizzazione mondiale del Movimento Scout. Il logo della FIS figura peraltro nella cimosa del foglietto emesso lo scorso 23 aprile, i cui singoli francobolli, così come l’unico altro francobollo italiano a tema scout emesso nel 1968, riportano la dicitura corretta “Scautismo”.

Tra tutti i bolli scout utilizzati nel corso del 2007 ve ne è anche uno oggetto di una correzione “in zona Cesarini”. Si tratta dell’annullo speciale utilizzato ad Ancona il 10 marzo in occasione della Mostra Filatelica Dorica. Il bozzetto originale recava, difatti, un grave errore nel nome del fondatore del Movimento, Robert Baden-Powell, inserito in un primo tempo senza il necessario trattino nel cognome composto. Nell’ambiente scout è noto che l’esatta ortografia del nome preveda il trattino (tant’è che lo stesso è sempre fedelmente inserito persino nella sigla B.-P., usata familiarmente dagli scout di tutto il mondo per riferirsi al proprio fondatore), tuttavia il particolare dev’essere sfuggito al richiedente dell’annullo. L’anomalia è stata rilevata all’ultimo momento dalla Divisione Filatelia che, dovendo realizzare un nuovo bollo, ha pensato bene di sostituire anche il termine “scoutismo” con il più corretto “scautismo”.

Lo stesso errore, tuttavia, sembra ripetersi in quello che dovrebbe essere il primo annullo speciale a tema scout del 2008. Il bollo, che sarà utilizzato il prossimo 19 gennaio a Cisterna di Latina su richiesta dei locali gruppi scout AGESCI, è dedicato all’inaugurazione del Parco “Lord Robert Baden Powell” (scritto dunque senza trattino). L’annullo, che con buona probabilità sarà corretto, reca tuttavia anche un altro errore: il titolo di Lord non è mai seguito dal nome di battesimo, ma sempre dal solo cognome, dunque avrebbe dovuto essere o “Parco Lord Baden-Powell di Gilwell” oppure semplicemente “Parco Robert Baden-Powell”, senza indicazione del titolo nobiliare.

C’era una volta,tanto tempo fa, in un piccolo villaggio, la bottega di un falegname. Un giorno, durante l’assenza del padrone, tutti i suoi arnesi da lavoro tennero un gran consiglio.

La seduta fu lunga e animata, talvolta anche veemente. Si trattava di escludere dalla onorata comunità degli utensili un certo numero di membri.

Uno prese la parola:<< Dobbiamo espellere nostra sorella Sega, perché morde e fa scricchiolare i denti. Ha il carattere più mordace della terra>>.

Un altro intervenne:<< Non possiamo tenere fra noi nostra sorella Pialla: ha un carattere tagliente e pignolo, da spelacchiare tutto quello che tocca>>

<< Frate Martello – protestò un altro – ha un caratteraccio pesante e violento. Lo definirei un picchiatore: E’ urtante il suo modo di ribattere continuamente e dà sui nervi a tutti. Escludiamolo!>>.

<< E i Chiodi? Si può vivere con gente così pungente? Che se ne vadano! E anche Lima e Raspa. A vivere con loro è un attrito continuo. E cacciamo anche Cartavetro, la cui unica ragione d’essere sembra quella di graffiare il prossimo!>>.

Così discutevano, sempre più animosamente, gli attrezzi del falegname. Parlavano tutti insieme. Il martello voleva espellere la lima e la pialla, questi volevano a loro volta l’espulsione di chiodi e martello, e così via. Alla fine della seduta tutti avevano espulso tutti.

La riunione fu bruscamente interrotta dall’arrivo del falegname. Tutti gli utensili tacquero quando lo videro avvicinarsi al bancone del lavoro. L’uomo prese un asse e la segò con la Sega mordace, Lo piallò con la Pialla che spela tutto quello che tocca. Sorella ascia che ferisce crudelmente, sorella, sorella raspa dalla lingua scabra, sorella Cartavetro che raschia e graffia, entrarono in azione subito dopo.

Il falegname prese poi i fratelli Chiodi dal carattere pungente e il Martello che picchia e batte.

Si servì di tutti i suoi attrezzi di brutto carattere per fabbricare una culla. Una bellissima culla per accogliere un bambino che stava per nascere.

Per accogliere la Vita….

uno strumento metodologico che riassume in sè gli aspetti più qualificanti della proposta E/G.

Quando penso all’impresa, riaffiora il ricordo di quando, capo reparto alle prime armi, dedicavo molto tempo alla progettazione di contorte attività di reparto, strutturate su un arco di tempo sufficientemente lungo, allo scopo di realizzare in concreto gli obiettivi del progetto educativo. A queste lunghe attività a tema, dettagliate nei minimi particolari, davamo il nome di imprese (impresa di catechesi, impresa sul sociale, …). Normalmente l’attività aveva inizio con la produzione di una gran quantità di cartelloni, preparati durante lunghe riunioni di staff, che venivano presentati al reparto. I ragazzi apparivano affascinati e sembravano disponibili. Ma immancabilmente, in genere dopo circa tre mesi, il progetto naufragava, costringendo i capi a mettere i ragazzi di fronte alle loro responsabilità: “l’attività era bella, ma voi non mi siete impegnati (sic)”.

Dopo circa un anno, ad un comprensibile senso di frustrazione è subentrata la consapevolezza di una lapalissiana verità: ai ragazzi del mio bel progetto educativo non gliene importava niente; a loro interessava divertirsi. A partire da questa semplice constatazione sono stato costretto a rimettere in discussione il mio modo di fare il capo e a orientare la mia unità verso l’impresa permanente, ideata e gestita dagli stessi ragazzi.

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Fare l’educatore non significa accentrare la gestione pratico-organizzativa bensì proprio l’opposto: significa guidare il ragazzo affidandogli spazi reali di responsabilità (e quindi permettendogli di giocare come protagonista) in tutti i momenti della vita di Reparto, usando a tal fine i mezzi e le strutture indicati dalla metodologia delle Branche Esploratori/Guide.

E’ uno dei concetti più ricchi espressi da Baden-Powell, ed è il senso completo dell’educatore scout: “non spinge, guida”.

Abbiamo un metodo che ci consente proprio di guidare, lasciando spazio libero ai ragazzi per poter esprimere tutto il loro protagonismo nella comunità. Se questo è vero per tutte le Branche, il Reparto è il momento decisivo in cui i ragazzi, entrando nell’adolescenza, vengono invitati a prendere in mano la loro storia, le loro cose, i loro progetti con strumenti affascinanti e divertenti.

Il Reparto è tutto qui: nell’affidare alla responsabilità di quei 25-30 ragazzi i momenti per organizzare, gestire, vivere una realtà fatta di avventura, di incontro, di comunità.

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